Archivio per dicembre, 2011

dicembre 29, 2011

Campodarsego – L’imprenditore suicida. Reazioni

PACCAGNELLA (FEDERCONTRIBUENTI): «UN SUICIDIO ANNUNCIATO: PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI E BANCHE SI PRENDANO LE LORO RESPONSABILITA’»

 

Guai a parlare di fatalità: Marco Paccagnella, presidente vicario di Federcontribuenti Nazionale, esprime il suo dolore per il suicidio dell’imprenditore edile, 54 anni, di Campodarsego. Un fatto tragico che si aggiunge ad una catena di episodi simili che per Paccagnella non sono certo casuali. «Chi è causa di questo sistema che porta a questo tipo di gesti deve prendersi le proprie responsabilità – ricorda il presidente vicario – sto parlando della Pubblica Amministrazione, ad esempio, che con i suoi pagamenti ritardati nel tempo fa diventare il recupero dei crediti, per gli imprenditori, un qualcosa di quasi impossibile. Lo ripetiamo da mesi, ma niente cambia: di fronte ad eventi come questo non possiamo parlare di crisi, ma di suicidio annunciato».

dicembre 29, 2011

Campodarsego – La crisi uccide operai ed imprenditori. E i politici? Sono ai tropici, come i calciatori.

Ecco ormai cos’è l’Italia: gente disperata che non arriva a fine mese con stipendi sempre più ridicoli, imprenditori con l’acqua alla gola che si impiccano e dall’altra parte evasori totali che ormai sono autentici criminali e poi i politici che non mollano una virgola. Non contenti di sguazzare da decenni sulle casse dello stato fanno le furbate di prendere al volo vitalizi immorali come il sindaco leghista di Castelfranco. Ma la colpa come ho già ripetuto maniacalmente innumerevoli volte è solo nostra: dobbiamo tornare al 92, a tirargli gli euri in piazza. E non ogni volta che abbiamo un deputato a tiro omaggiarlo o considerarlo una autorità. Sono loro che ci portano alla rovina con la loro immoralità, incompetenza e ignoranza. Che siano di destra o, purtroppo, di sinistra.

dicembre 28, 2011

Ecco la meritocrazia.

dicembre 27, 2011

Caro Sindaco Mirco Patron……..

speravo che per Natale ci avresti almeno portato la luce ma, dalle mie parti a Fiumicello ormai il buio resgna sovrano. Capisco che tu non ti alzi così presto da vedere l’alba ma c’è chi, come fa, invece, come si dice da queste parti, è per forza “bonorivo”. MI sai spiegare perchè mai da un bel po’ di tempo i lampioni  sono inesorabilmente spenti in via Lusore? Controlla in comune, c’è la bolletta da pagare? E per fortuna in questo periodo ci sono gli addobbi natalizi. Ah ecco la risposta: forse è tutto studiato per rendere le feste più suggetive? In ogni caso so già che non arriverà risposta: con tutto quello che hai da fare in provincia e in comune, cosa saranno mai pochi punti luce mancanti? Potrebbe rispondere qualche consigliere comunale ad esempio la “nostra” Anita Zandarin di Fiumicello mentre c’è ben poco da sperare dall’opposizione – a proposito esiste ancora? – che pure ho votato. Come noto, non perdono certo tempo con queste quisquilie, hanno ben altro di importante per la testa.

dicembre 23, 2011

Attenti è Natale di Franco Bomprezzi.

Bisogna avere i nervi saldi, respirare a fondo, mettersi tranquilli, e aspettare che passi. E’ Natale, così, all’improvviso. Non vale. Nel pieno di una crisi cupa e gelida. I conti di casa che non tornano, la tredicesima che si è smaterializzata nel giro di poche ore, per quelli che l’hanno ricevuta. Il Natale quando arriva arriva, diceva Pozzetto. Il guaio è che stavolta arriva fuori tempo, visto che stiamo aspettando “la fase due”.

Forse per la prima volta da tanti anni è davvero un Natale quasi “povero”. La retorica dell’austerity, che tanti anni fa ci fece un po’ sorridere, oggi ha il sapore amaro della contabilità spicciola, della necessità di scegliere con cura quali e quanti regali fare, e a chi. I bambini non ne hanno colpa, e ancora una volta, mi auguro, vivranno la magia di Babbo Natale e dei pacchetti da scartare sotto l’albero. Si daranno da fare i nonni, gli zii, i parenti e gli amici, per aiutare i genitori alle prese con il rompicapo della quarta settimana più lunga dell’anno.

Arrivano valanghe di auguri virtuali, cartoline nei social network, nella posta elettronica, che imitano palle colorate, nastrini, stelline, e decori di ogni genere, o propongono riproduzioni di quadri celebri, oppure – ancora peggio – si cimentano nelle frasi romantiche, nelle poesie ad effetto, nella bontà a comando. Arrivano da associazioni, da persone più o meno care, da quasi sconosciuti. In posta elettronica molti di questi auguri ti chiedono anche la conferma di averli ricevuti, come se fossero una raccomandata con ricevuta di ritorno.

Penso che non risponderò quasi a nessuno, e non me ne vogliano i gentili estensori delle finte cartoline, peraltro evidentemente inviate a liste di distribuzione che fortunatamente rimangono quasi sempre anonime. Io per parte mia evito scrupolosamente auguri inutili e stereotipati. Anche perché oggi non saprei che cosa augurare di preciso, senza correre il rischio di offendere, di esagerare, di esprimere concetti talmente triti da sconfinare in una banalità inaccettabile.

Diciamo la verità: il Natale può far male, e parecchio. Può far male a chi è davvero solo, e in questi giorni sente il morso della commozione, che rischia di travolgere e inumidire gli occhi anche solo per la scena di un film, che porta a ricordi passati, a situazioni piacevoli vissute in un altro mondo, in un’altra vita. Il Natale può far male se è completamente sganciato dal suo significato intimo, religioso, semplice nella sua storia, nel suo racconto antico e perenne, di una vicenda umana e divina unica e incredibile nella sua bellezza.

Il Natale non deve essere il momento del rendiconto, ma l’occasione della nuova speranza. Un giorno per riflettere, ma guardando avanti, verso l’anno nuovo che sta per aprirsi, e che comunque, bene o male, stiamo per affrontare tutti, scommettendo in qualche modo su miglioramenti, anche minimi, nella salute, nel lavoro, negli affetti. Il Natale non si può imporre, si può solo vivere, ognuno come crede. Ognuno come può.

Secondo me il Natale dovrebbe, oggi, essere un giorno di tregua. Un’occasione per lasciarsi prendere dalla tradizione di un gesto, di un simbolo, di una musica, di un cartone animato, di un film visto e rivisto, di un concerto, di una passeggiata nelle strade liberate dal traffico convulso dei giorni di lavoro.

L’augurio che rivolgo a tutti, sinceramente, è di riuscire a trascorrere la giornata del Natale scacciando la tristezza, e aprendo il cuore e gli occhi a un sorriso indulgente e sereno. A un gesto semplice, a un augurio accompagnato da una stretta di mano, trasmettendo e ricevendo il calore che dovrebbe sempre accompagnare il nostro passaggio nell’esistenza, quel mistero che nella nascita di Betlemme trova la sua sintesi inesplicabile e profetica, anche per chi non crede, o fatica oggi a trovare il senso di una fede.

 

Franco è un giornalista mio amico. Se volete sapere qualcosa di lui lo trovate su facebook o sul suo blog.

dicembre 18, 2011

Benetton trascinato in tribunale. Se perde la causa salta l’economia del Nordest. Dal Gazzettino

di Roberto Ortolan

TREVISO – L’ex gloria del rugby trevigiano Oscar Collodo fa causa alla Benetton spa e chiede un risarcimento di 500mila euro. Al centro della vicenda il rapporto di fornitura fra il laboratorio di Collodo e della moglie e la Benetton. Un rapporto finito male dopo l’improvvisa decisione del colosso di Ponzano di interrompere le commesse e il successivo fallimento della Emmeò dei Collodo.

“Benetton spa, ora Benind spa, ha abusato del proprio rapporto con il cliente “Emmeò” di Miriam Giurati e Oscar Collodo, che di fatto si trovava in un totale stato si dipendenza economica tanto da determinarne l’azione commerciale. Tra Benetton e il cliente Emmeò si è creato un eccessivo squilibrio di diritti e obblighi. Il risultato? Il fallimento di Emmeò quando Benetton gli ha cancellato le commesse. Benetton deve rispondere delle proprie condotte e risarcire Emmeò con 500mila euro”: è questa, in sintesi, la ragione che ha spinto Oscar Collodo, ex giocatore protagonista dell’ultimo scudetto targato Metalcrom e per quattro anni allenatore del Benetton, e la moglie Miriam Giurati, a rivolgersi al giudice civile, chiedendo conto della presunta condotta illegale di Benetton-Benind e un risarcimento.

Al centro della causa civile non c’è però una semplice questione giuridica. Sotto accusa viene messo un intero modello di sviluppo. Un modello che ha rappresentato il miracolo economico del Nordest. Un modello che Benetton, nel settore tessile, ha portato all’ennesima potenza e che ha coinvolto centinaia di piccole e medie aziende (subfornitori e contoterzisti) che lavoravano per il colosso dei “Colori Uniti” e che, spesso, dall’oggi al domani, si sono trovate a piedi: illusi – secondo i Collodo – da un lavoro sicuro e poi lasciati in balia degli eventi nel momento in cui le produzioni sono state portate all’estero.

Dettagliata la ricostruzione di quasi 10 anni di vita produttiva di Emmeò e del vincolo di totale dipendenza dell’azienda da Benetton. Collodo – si sostiene nella causa – venne contattato da dirigenti Benetton conosciuti sui campi di rugby. Venne così convinto a potenziare l’attività produttiva e a lasciare l’impiego in banca. Tantissimi i vincoli per Emmeò: dal rapporto d’esclusiva (per anni) al rispetto delle rigide regole produttive e di controllo sullo stabilimento (decisi da Benetton). Ma anche l’utilizzo di tessuti e macchinari (e del leasing da usare).

Tutto filò bene per anni finchè, in maniera unilaterale, Benetton non ridusse le commesse determinando un drastico calo del fatturato di Emmeò: da 800 a 200mila euro all’anno. Nonostante l’azienda dei Collodo si fosse indebitata in modo abnorme (mutui e leasing) per soddisfare Benetton. Poi il colpo finale con la cancellazione del contratto, la chiusura di Emmeò e il licenziamento dei dipendenti con conseguenze devastanti se è vero che i Collodo furono costretti a vendere anche la casa per pagare i debiti. E tutto ciò – secondo la causa civile – determinato da quel rapporto di dipendenza economica squilibrato.

dicembre 18, 2011

Castelfranco – Se la ride il sindaco leghista: ha fatto il furbo, si è preso il famigerato vitalizio.

Di nome fa Luciano, cognome Dussin. Mestiere: sindaco leghista. Pochi giorni fa in TV tuonava contro i baby pensionati, affamatori delle imprese venete. Poi non ci ha pensato due volte: ha rinunciato allo stipendio e ai privilegi della casta parlamentare. Per aiutare l’Italia dirà qualche ottimista con cravatta verde. Per il suo conto in banca, invece. Guadagnerà di meno, da sindaco. Ma avrà, appena in tempo, il suo bravo vitalizio da onorevole. Alla faccia dei leghisti lavoratori. Gli altri, i leghisti che vivono di rendita o altro, sono già verdi dalla bile e dall’invidia.

dicembre 16, 2011

Vigonza – Sul suicidio dell’imprenditore esposto del sindacato.

Una morte sulla quale si vuole far luce fino in fondo. Federcontribuenti Veneto chiede di far chiarezza sui motivi che hanno portato al suicidio, lunedì scorso, Giovanni Schiavon, titolare della Eurostrade90 di Vigonza. In particolare Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti Veneto, tramite il responsabile Banche Alfredo Belluco ha consegnato giovedì al comandante dei Carabinieri di Vigonza una lettera/esposto.

Federcontribuenti ha infatti le prove documentali di quanto denuncia ormai da tempo: gli istituti di credito chiedono titoli cambiari e assegni post-datati come garanzia di fidi e prestiti già approvati. Una prassi che aggrava la situazione già difficile delle piccole e medie imprese che si rivolgono alle banche. Per questo motivo Federcontribuenti si chiede se ci siano responsabilità morali e penali anche nel caso della morte di Schiavon dovuti a comportamenti scorretti da parte degli istituti di credito.

Ecco il testo del documento consegnato al comandante dei Carabinieri di Vigonza, disponibile anche come allegato.

«Padova, 14/12/2011

Dopo l’ennesimo suicidio legato alla crisi chiediamo alle forze dell’ordine di indagare in maniera approfondita per capire se nel caso di Giovanni Schiavon siano penalmente  e/o moralmente ravvisabili comportamenti derivanti da pratiche scorrette per mezzo di istituti di credito e/o altri enti di recupero.
Federcontribuenti è infatti in possesso di prove documentali che testimoniano come spesso le banche richiedano a garanzia di fidi e prestiti già approvati in precedenza titoli cambiari e assegni post-datati, nonostante l’applicazione degli strumenti creditizi di garanzia e tutela per la piccola e media impresa sostenuti dai Consorzi fidi.

Per mano Pres. Federcontribuenti Veneto Marco Paccagnella tramite Resp. Banche Federcontribuenti Veneto Alfredo Belluco».

dicembre 15, 2011

Bruno Cavinato: puoi andare fiero di questa gentaglia.

Hanno comandato fino all’altro giorno. Hanno votato le leggi più spudorate per il Berlusca. Ci hanno portato in bancarotta. Ora fanno i rivoluzionari contro il parlamento. Coraggio: votali ancora. Così non finiranno più di sganasciarsi sull’idiozia del popolo italiano.

dicembre 14, 2011

Camposampiero – 2012: sarà il caos rifiuti? Comunicato PD

Se i sindaci dei comuni che fanno parte di ETRA non interverranno tempestivamente, dal 31 marzo prossimo, potrebbere entrare in crisi tutto il sistema di raccolta e smaltimento rifiuti del nostro territorio.
La causa scatenante di tutto ciò è la legge 148 del 14 settembre 2011, voluta dal Governo Berlusconi, relativamente al capitolo sulla liberalizzazione dei servizi pubblici, in conseguenza della quale gli affidamenti diretti relativi a tali servizi il cui valore economico supera i 900mila euro, cesseranno il 31 marzo 2012.

Risultato: Etra non potrà più gestire in abbinata il servizio idrico integrato e dei rifiuti!

Se una società come ETRA non portà più gestire questi servizi, cosa faranno i settantadue Comuni ( compresi tra l’Altopiano di Asiago, il Bassanese e il nord padovano padovano ) che ne sono gli azionisti?

Grazie ad essa infatti, i comuni sono riusciti fin’ora ad ottenere risultati eccellenti nella raccolta dei rifiuti, mantenendo le tariffe più basse di tutto il Veneto e il minor ricorso alla discarica.

Se non si troverà in brevissimo tempo una soluzione altenativa, potrebbero esserci grosse conseguenze. La conseguenza più immediata sarebbe l’assunzione diretta del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani da parte dei singoli Comuni.

I disagi e gli aumenti delle bollette sarebbero inevitabili.

SINDACI PER FAVORE FATEVI SENTIRE!!!

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 35 other followers